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Ritorno al principio - Il libro della pace

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25,00 €

Scheda tecnica

Editore Delta 3 Edizioni
Genere Scuola e università
ISBN 978-88-95568-70-2
Formato 15,5x22
Pagine 312
Rilegatura Brossura cucita
Illustrato
Anno 2008

Descrizione

Il testo, facendo riferimento alla nascita e all'evoluzione delle religioni, si colloca all'interno del fenomeno della globalizzazione che sollecita un più ampio dialogo interculturale ai fini della realizzazione della pace tra i popoli. Il dialogo tra le religioni è un tema di grande attualità da cui trae giovamento anche la società laica, in quanto l’uomo contemporaneo, ormai cittadino del villaggio globale, è chiamato a sperimentare una nuova cultura di vita fondata sulla condivisione di valori comuni che alimentino la convivenza pacifica e stimolino l’individuo a sviluppare una forma di spiritualità più matura e consapevole, a prescindere dall'adesione ad una fede specifica, perché possa esprime tutte le forze personali, famigliari, di lavoro creativo e di servizio per l’evoluzione  dell’intera collettività umana. Il terreno all'interno del quale è avvenuto tale confronto ha evidenziato come la visione cosmologica delle maggiori tradizioni religiose quali l’Induismo, il Buddhismo, il Cattolicesimo, l’Ebraismo, l’Islamismo, ha radici comuni nel sistema egiziano del "Fiore della vita". Tale affinità trova riscontro  anche nel pensiero filosofico greco, nel Taoismo ed nel Confucianesimo. In tal senso si può sottolineare che, nonostante i limitati strumenti tecnologici utili all'osservazione della natura e attraverso i colori dell’immaginazione, gli antichi sacerdoti sono riusciti a produrre per via intuitiva la prima forma di conoscenza erudita con cui l’uomo ha cercato di fornire una interpretazione della realtà. La suggestione più forte dalla quale sono partiti è legata alla visione del Culto Solare evolutasi in quella che viene considerata la scienza arcaica della creazione, secondo la tradizione aritmo-geometrica che prende il nome di "Fiore della Vita" e di cui gli egiziani sono i più autorevoli depositari. Tale patrimonio conoscitivo, fondato sulla concezione di Dio come Uno, creatore mediante strutture geometrica individuate negli elementi terra, aria, acqua, fuoco ed etere, verrà portato in Occidente ed alimentato dalla riflessione filosofica di antichi pensatori greci come, Pitagora e Platone. Esso può essere altresì considerato il denominatore comune delle molteplici forme di sapienza proposte dalle religioni mediorientali. A partire da tale analisi il testo sollecita la riflessione relativa alla complementarità tra scienza e fede, evidenziando  come sia le religioni che la filosofia greca hanno anticipato scoperte scientifiche di grande valore come l’atomo, i quanti, la teoria del Big Bang e la struttura geometrica della materia. Ritorno al principio dedica altresì un'attenzione particolare al ruolo ricoperto dal Cattolicesimo nel mondo contemporaneo. Dopo secoli di storia dominata dall'oscurantismo, la Chiesa si è aperta alla modernità e al dialogo con le religioni non cristiane. Ne sono testimonianza i documenti del Concilio Vaticano II come la Costituzione pastorale Gaudium et Spes (7/12/1965), la Dichiarazione Nostra Aetate (28/10/1965) e la Costituzione conciliare Dei Verbum (18/11/1965). Tale apertura consente di indagare i possibili ambiti di condivisione tra scienza e fede capaci di arricchire la formazione spirituale sia laica che religiosa dell'uomo. Grazie a tali documenti si è chiamati a divenire più consapevoli della propria identità etnica e culturale, più capaci a relazionarsi, ad interagire in una dimensione di cittadinanza globale che sia fondata sulla condivisione di valori comuni e perché no anche su una visione del divino unitaria che vada al di sopra dell'esteriorità dei diversi ritualismi e che si concentri invece sull'essenza del messaggio spirituale affine anche all'ambiente scientifico, rispondendo così sia alle esigenze della mentalità fideistica più diffusa nel mondo orientale, sia a quelle più razionalistica caratterizzante maggiormente l'uomo occidentale. In tale prospettiva Ritorno al Principio si fa promotore di un nuovo umanesimo, secondo quanto espresso anche nella Fides et Ratio di Giovanni Paolo II (1998) in cui si legge che "la fede e la ragione sono come due ali con cui lo spirito umano si innalza fino alla contemplazione della verità", e la filosofia viene intesa come strumento attraverso il quale questi due ambiti di indagine possono trovare un terreno comune di confronto. Infatti mai come in questo periodo storico il livello dello sviluppo scientifico consente di operare una sintesi tra il sapere espresso dai testi sacri e dalla filosofia e dal sapere scientifico. Sulla base di tali premesse, protagonista all'interno di un dibattito così articolato risulta essere l'uomo, o meglio l'interuomo. Tale espressione viene scelta dall'autrice per meglio evidenziare come l'uomo, in un mondo in continuo cambiamento come quello attuale, sia messo alla prova da sfide sempre più ambiziose e per questo sia chiamato ad assumere una nuova cittadinanza all'interno del villaggio globale. Ciò implica la formazione di una nuova capacità di relazionarsi con sé e col mondo e la nascita di una nuova coscienza spirituale, religiosa ed etica. L'interuomo è pertanto l'uomo interiore il quale si volge al miglioramento di sé, interagendo in modo costruttivo con se stesso, individuando i propri limiti e mettendo a frutto le proprie potenzialità. L'interuomo si pone anche con uno sguardo di apertura verso il mondo che lo circonda in tutte le sue manifestazioni e ciò lo predispone ad accogliere il dialogo interculturale non solo tra le varie tradizioni religiose, ma anche tra discipline diverse, all'interno delle quali rileva una  medesima volontà indirizzata alla ricerca della verità. D'altra parte, poiché la verità è una, uno deve diventare l’occhio con cui l’uomo guarda se stesso, la natura e Dio. Tutto ciò rivela delle implicazioni di ordine etico che riguardano non solo l'urgenza di una pacificazione tra i popoli, ma anche di un approccio diverso nei confronti della natura. Infatti lo sviluppo tecnologico, derivato dall'evoluzione della scienza negli ultimi due secoli, non ha dato vita ad un reale progresso dell'umanità in quanto è stato alimentato dallo spirito aggressivo e materialistico dei potenti, mettendo a rischio la vita dell'uomo sul pianeta. L'interuomo, quale cittadino del terzo millennio, è chiamato dunque a favorire un’etica ispirata alla riflessione e al discernimento, ad inaugurare una politica globale non incentrata sul dominio e sullo sfruttamento, ma volta a promuovere il benessere dei popoli e dell'ambiente in cui vivono. In tale prospettiva Ritorno al principio si rifà all'uomo etico o interiore citato nella Bibbia (Ef 3,16; Cor 4,16), ma anche in altre fonti. Si ricordano le parole del filosofo umanista rinascimentale Giordano Bruno: Tanto l'uomo deve scoprire all'esterno e tanto si deve progredire all'interno (da: “De la causa principio et uno”); l'uomo infatti non può avvantaggiarsi di nessuna scoperta scientifica se prima non ha maturato dentro di sé quella saggezza che gli consente di farne un uso corretto e realmente utile per l'umanità. Espressione questa che troverà riscontro nel pensiero del filosofo tedesco di fine Ottocento Nietzsche. Egli, in opere come "La nascita della tragedia" e "La Gaia scienza", di fronte allo scientismo dilagante di impronta positivistica, quale grande profeta del mondo attuale, mette in guardia l'uomo affinché non faccia della scienza una fonte di autodistruzione. La parte finale del libro è corredata da tavole schematiche riassuntive e da un capitolo intitolato "Canto di un messaggero", una composizione che rispecchia in forma lirica i temi trattati nel testo.

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Gabriella Assante

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